
Avrà pur ragione chi vince, ma il Napoli visto ieri sera avrebbe meritato di tornare a casa con i tre punti, senza se e senza ma.
Se il primo tempo ha riservato poche emozioni con una sola occasione importante per parte, la seconda frazione ha visto la squadra di Gattuso prendere in mano il pallino del gioco con l’Inter in costante attesa degli avversari.
Ci ha pensato, come sempre, Romelu Lukaku a trasformare il rigore decisivo che ha consentito ai neroazzurri di conquistare tre punti importantissimi in vista del passo falso del Milan contro il Genoa, proiettandosi così a -1 dalla vetta.
Ma andiamo con ordine.
L’Inter vista ieri sera è apparsa parecchio prevedibile e macchinosa, aspetti difficile da negare.
Se Handanovic non avesse compiuto tre miracoli di livello assoluto, se Insigne non fosse stato espulso, e se i giocatori del Napoli fossero stati più freddi a tu per tu con il portierone neroazzurro ora si starebbe parlando di un finale di partita ben diverso.
Però è così, con i se e con i ma non si va lontani, e alla fine la squadra di Conte è riuscita a portare a casa una gara assai complicata.
Nonostante ciò, ci sarebbero diverse considerazioni da fare.
La prima è che, partita dopo partita, la mancanza nella rosa dell’Inter di uno o due effettivi in grado di puntare e saltare l’uomo nell’1vs1 sta pensando e non poco, considerando che si tratta di una prerogativa fondamentale di questo calcio moderno fatto di continui duelli uomo contro uomo.
Tolta la brillantezza di Barella e le possibili giornate top di Hakimi, trovatemi anche solo un uomo in grado di creare superiorità numerica dal centrocampo in su.
Chiaro, molti di loro sono giocatori alquanto strutturati che superano il metro e ottanta nella maggior parte dei casi, e risulta difficile chiedergli di giocare sul breve, ma è anche vero che una squadra che ambisce allo scudetto necessita possibili alternative ogni qual volta sia il momento di sviluppare un’azione offensiva che esuli dai soliti appoggi sugli esterni o da Lukaku e Lautaro che fungono da vertici in profondità.
Negli ultimi 30’ del secondo tempo c’era stata una sola squadra in campo, anche dopo l’espulsione, e non era quella Conte.
Che sia l’allenatore a richiedere un determinato sviluppo di gioco è fuori da alcun dubbio, proprio come le capacità dello stesso, ma ciò non toglie che questa Inter sia veramente troppo prevedibile.
Peccato, perché i giocatori sono tutti di qualità e non penso che il recupero di Sensi o Eriksen possano far svoltare i neroazzurri, probabilmente questa è la vera Inter ed è da accettare così, a volte può bastare un certo grado di solidità difensiva per portare a casa i tre punti.
Noi però amiamo un altro tipo di calcio, che piaccia o meno, questa è la nostra idea.
Passiamo ora al Napoli.
Che dire della squadra di Gattuso?
Gli azzurri stanno raccogliendo nettamente meno rispetto alla mole di gioco che sono in grado di creare.
È veramente uno spettacolo poter ammirare l’interscambiabilità dei ruoli che Rino è riuscito a cucire addosso ai suoi ragazzi.
Vogliamo parlare della nuova posizione di Insigne?
Si abbassa per giocare da play esterno consentendo a Mario Rui di guadagnare campo sulla trequarti avversaria liberando grandissimi spazi centralmente.
Con Zielinski trequartista questo Napoli ne ha guadagnato, nelle ultime settimane, in sviluppo della manovra e primo pressing ogni qual volta venga perso il possesso del pallone.
L’infortunio di Osimhen e l’avanzamento di Mertens hanno spianato la strada al polacco ed ora come ora appare impossibile farne a meno.
Nonostante le numerose panchine di inizio stagione, Demme si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale all’interno dello scacchiere di Gattuso: da grandissimo ordine in mezzo al campo dettando i tempi di pressing al portatore e consentendo a Bakayoko di svincolarsi da alcuni compiti difensivi.
Koulibaly e Manolas sono in costante crescita: ieri sera K2 non ha fatto vedere la palla a Lukaku per 90’ filati.
Ha vinto quasi tutti i duelli nell’1vs1 e con il greco alle sue spalle, velocista vero, si stanno completando alla grande.
E poi che dire di Lozano?
Si sta finalmente consacrando come un vero top player di questa Serie A.
Per carità, non si può chiedere a Young di fare entrambe le fasi a mille all’ora, né tanto meno a Bastoni di vincere ogni duello nell’1vs1 con il messicano, ma attualmente ‘El Chucky’ è il migliore del nostro campionato nel suo ruolo.
Non puoi permetterti di concedergli mezzo metro che ti punta e vai tranquillo, che ti salta.
E poi chissene frega della fase difensiva, con Di Lorenzo alle sue spalle tutto diventa più facile.
Unica nota veramente negativa della serata di ieri è stato l’infortunio di Mertens: con Osimhen ancora indisponibile, la scelta ricadrà su Petagna fin quando i due sopracitati non ritroveranno la forma migliore.
Poco male però, l’ex Spal mi sta piacendo parecchio per come interpreta le gare durante le quali gli viene chiesto di scendere in campo.
Dà profondità alla manovra azzurra, difende palla egregiamente liberando spazi per i compagni, ma soprattutto quando è il momento di buttarla dentro non ci pensa due volte: la sua media gol stagionale ne è la prova.
Peccato, veramente, perché a volte, anche quando si domina, ci sono piccoli episodi che possono condizionare una partita intera proprio come accaduto ieri sera a San Siro.
Poco male però, se le premesse di gioco sono queste, Rino può dormire sonni tranquilli, magari ancora incazzato per la sconfitta, ma comunque soddisfatto di come i suoi ragazzi stanno iniziando ad interpretare al meglio anche i big match.

