
Allenatore e direttore sportivo, un binomio che dovrebbe sempre, e dico sempre, andare a braccetto.
Alle volte però accade che, per motivi, a noi comuni mortali, sconosciuti, ciò non accade, ed è così che iniziano rovinose cadute di società storiche che da sempre sono protagoniste del nostro campionato.
Attualmente abbiamo diversi esempi lampanti in Serie A, non farò nomi, ma ci vuole poco per associare queste poche parole alle suddette squadre.
Da una parte si spende senza alcun criterio ormai da due anni raggiungendo a mala pena 40 punti, mentre dell’altra l’operato di una società inesistente sta condizionando le sorti di un gruppo ed un allenatore che hanno le carte in regola per disputare un campionato di buon livello.
Vedete, a meno che non vengano acquistati grandissimi campioni in grado di farti fare un salto di qualità pazzesco, spendere non significa vincere.
Ci vuole programmazione, ci vogliono idee e ci vuole coraggio.
Tony d’Amico e Ivan Juric hanno rivoluzionato l’Hellas nel giro di due anni ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Dopo la promozione in Serie A sono arrivati a Verona fior di giocatori venduti a peso d’oro nella passata sessione estiva di calciomercato.
Sembrava che il giocattolo si fosse rotto ma i due sopracitati si sono rimessi al lavoro e hanno rifondato una rosa da zero, fatta di giovani eccezionali e qualche giocatore d’esperienza in grado di tenere a bada l’esuberanza dei primi.
Tolto qualche raro caso, quasi tutti gli effettivi gialloblù sono di proprietà o comunque lo diventeranno presto grazie ai diritti e agli obblighi di riscatto fissati nelle operazioni estive.
Tutto ciò significa molto per una società come l’Hellas: sono state poste le basi per un futuro florido ma soprattutto solido, componente fondamentale per mantenere ogni anno la categoria con la speranza di proiettarsi verso obiettivi ben più importanti.
Perché ci vuole programmazione, ci vogliono idee e coraggio, e i due protagonisti ne hanno da vendere.

