
C’era da aspettarselo, poche storie: la partita di Champions con il Club Brugge aveva tolto tantissime energie alla Lazio, più che sotto il punto fisico, direi mentale, dal momento che l’ultimo quarto d’ora è stato vissuto a ritmi infernali dettati dalla paura di veder sfumato il miracolo chiamato Ottavi di finale.
Affrontare una squadra come l’Hellas significa, ormai, dover essere al top della forma, cosa quasi impossibile se si è giocato pochi giorni prima in Europa.
Perciò, grandi meriti all’Hellas, capace di portarsi a casa 3 punti fondamentali che gli consentono di rimanere nella scia delle prime sette della classe.
LA COPERTA E’ CORTA IN CASA LAZIO
Tre vittorie, un pareggio e due sconfitte dopo le sei partite disputate in Champions.
Il bottino non è dei peggiori ma ci mette comunque di fronte al fatto che la rosa della Lazio, ora come ora, non è attrezzata per disputare al massimo delle sue potenzialità tre competizioni, considerando che tra poco inizierà la Coppa Italia e usciranno i sorteggi europei.
Questa è veramente una stagione più unica che rara ed in fase di mercato sarebbe stato importante considerare ogni aspetto relativo alla profondità della rosa, problematica che ha portato a sconfitte pesanti da superare considerando che le altre stanno viaggiando a mille e i punti di distacco iniziano a non essere pochi.
Nonostante ciò, voglio comunque fare i complimenti ad Inzaghi perché per il quarto anno di fila sta dimostrando di essere un grandissimo allenatore in grado di fare sempre la differenza con il materiale a disposizione.
LA REALTA’ HELLAS
Se si pensa anche solo più all’Hellas come la classica sorpresa di inizio campionato, ci si sbaglia di grosso.
Non voglio ripetermi, nè tantomeno annoiarvi con la solita filastrocca che recita i nomi dei cinque pilastri gialloblù che hanno lasciato Verona verso lidi più blasonati, ma non posso fare altrimenti: qua si parla di programmazione, professionalità e tanta voglia di stupire.
Acquisti mirati misti a scelte coraggiose, ciò che serve ad una società come il Verona per poter mantenere la categoria esprimendo un ottimo calcio e facendo divertire i propri tifosi.
E poi che dire, quando in panchina hai uno Juric, tutto diventa più facile.
Non mi stancherò mai di dirlo: un allenatore così farebbe comodo a metà delle squadre presenti ora in Serie A, e sinceramente, è definitivamente pronto per il salto di qualità.
Ci saranno da limare alcuni spigoli caratteriali, ma è questione di poco tempo, forse l’unica cosa sulla quale non transigerà sarà la tuta di rappresentanza: senza quella in campo non si scende, e noi siamo dalla sua parte.
LA SERIE A STA CAMBIANDO
Ebbene si signori, la Serie A sta cambiando, e lo si vede ogni domenica.
E non parlo solo ed esclusivamente delle piccole che vanno in trasferta e rubano punti alle big, ma di un cambio ideologico che finalmente ha travolto, positivamente, anche la nostra amata Italia.
Serviva uno scossone, e finalmente è arrivato: il gioco sta cambiando, l’interpretazione della gara sta cambiando e non possiamo che esserne orgogliosi.
Si gioca a viso aperto anche fuori casa, uomo contro uomo con i giocatori di maggior qualità che stanno finalmente emergendo e questo sarà propedeutico per tutti quei ragazzi dei settori giovanili e delle scuole calcio che prendono spunto dai professionisti.
Il Verona ne è l’esempio più lampante, ma come loro, ce n’è sono molte altre in Serie A che stanno finalmente iniziando a cambiare fisionomia.
In Europa si gioca così e se si vuole essere competitivi uscendo dai confini nazionali non c’è altra strada da percorrere.
E poi va bene, siamo ad inizio campionato, ma una Serie A così combattuta non ce la ricordiamo.
Attualmente sono più di quattro le squadre che ambiscono ad un piazzamento in Champions e probabilmente più di otto che tenteranno l’assalto all’Europa League, e questo è frutto di un cambiamento che finalmente sta iniziando a concretizzarsi.
Bene così, avanti tutta.

